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Siti web che leggono le emozioni degli utenti?

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Ma come, direte voi? Semplicemente analizzando il comportamento del mouse, o meglio del puntatore sullo schermo.

Quando un utente inizia battere il mouse sulla scrivania con una certa “energia” è giusto presumere che sia infastidito, stressato o sta vivendo in qualche modo delle emozioni negative. I ricercatori della Brigham Young University, nello Utah, hanno scoperto che gli utenti usano il mouse diversamente a seconda del loro umore. La ricerca ha scoperto che gli utenti arrabbiati sono più propensi a utilizzare il mouse con una serie di scatti improvvisi. Gli utenti frustrati, confusi o tristi sono invece meno precisi nei loro movimenti e spostano il mouse a diverse velocità.

Jenkins, il principale autore della ricerca, ha testato questa teoria con dei soggetti registrando e analizzando i movimenti dei loro mouse. Li ha inizialmente irritati somministrando loro un test con tempi di caricamento volutamente molto lenti (a nessuno piace il loading che dura minuti…) e che per giunta penalizzava pesantemente i soggetti ad ogni risposta errata. Al termine del test, dopo aver calcolato il punteggio, l’utente veniva provocato paragonando il cattivo punteggio ottenuto ad una scarsa intelligenza.

L’aspettativa di Jenkins è quella di riuscire a creare applicazioni specifiche per i web developer: analizzare il comportamento e l’interazione degli utenti con i siti web potrebbe aiutare gli sviluppatori ad adattare o “riparare” i punti dolenti delle pagine i cui contenuti suscitano emozioni negative.

Jenkins afferma che “grazie a questa tecnologia, i siti web non saranno più muti, ma potranno andare al di là della semplice informazione da presentare”. Riusciranno forse a diventare talmente empatici da cambiare al minimo accenno di stress dell’utente?

Il concetto può essere applicato anche ai dispositivi mobili, dove le azioni di taps e swipes sostituiscono i movimenti del mouse. Anche se con i dispositivi mobili si è in una fase iniziale, la ricerca è fortemente incoraggiata dalle enormi quantità di dati che cellulari e tablet stanno fornendo.


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