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Il virus a ultrasuoni esiste: al Fraunhofer ne hanno creato uno. Ruba informazioni anche senza connessione web

IL “FANTAVIRUS” di cui Repubblica aveva dato notizia qualche tempo fa sembra proprio non essere “fanta”: le informazioni sottratte illecitamente da malware e minacce informatiche possono diffondersi anche senza connessione alla Rete, attraverso gli ultrasuoni, proprio come ipotizzato dall’esperto di sicurezza Dragos Ruju. A certificarlo è il Fraunhofer Institute for Communication, Information Processing and Ergonomics, che ha sviluppato un prototipo di malware in grado dopo un’installazione per vie tradizionali, proprio di replicarsi attraverso il suono.

Nello specifico il codice realizzato al Fraunhofer utilizza frequenze inudibili all’orecchio umano, e per trasmettere dati utilizza gli speaker e i microfoni sempre accesi nei computer. Lo spettro di trasmissione è di circa 20 metri ma la distanza è superabile con una serie di rimbalzi acustici. Il malware può inviare circa 20 bit al secondo, poca cosa ma sufficiente per catturare e inoltrare codici di accesso in poco tempo. Il pc infetto insomma potrebbe “spifferare” attraverso gli ultrasuoni dati sensibili e altre informazioni, senza che nessuno all’infuori di altri computer possa accorgersene. Nello scenario potrebbero rientrare anche ipotesi per cui le macchine infette fanno da antenne propagatrici di dati sottratti “a catena”. Un “vento digitale” pieno di segreti altrui.

Per il test di contagio, all’Institute hanno utilizzato dei comuni laptop commerciali, disconnessi da internet, impiegando note tecniche di trasmissione del suono in ambiente subacqueo. Per attivare il codice c’è bisogno di privilegi di rete sui computer in uso e naturalmente il virus si può isolare disattivando il comparto audio dei computer, quindi casse e microfoni, oppure schermare le frequenze incriminate con filtri software. Ma l’idea che il dominio dei virus sia ormai fuori dalle reti dati e possa arrivare all’audio impercettibile fa uscire l’argomento dai dibattiti che l’intuizione di Dragos Ruju aveva scatenato in rete: il malware nell’etere è possibile. E ora lo sanno tutti gli hacker del mondo.


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