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Chunking e eLearning: cosa sono e come ottimizzarli?

Leggere “su Internet” è una delle principali attività di ogni utente. Si leggono – con gradi e tempi diversi – notizie sui giornali, sui blog o sui profili personali dei social network. Proprio per questo, la lettura su Internet ha profondamente cambiato il modo con cui le persone processano le informazioni. Ciò ha provocato notevoli trasformazioni in quei settori dove il design deve adattarsi alle nuove tecnologie, primo tra tutti l’eLearning. I progettisti e i creatori di corsi eLearning sanno benissimo di dover modellare i propri i contenuti per soddisfare il comportamento degli studenti rispettando un adeguato livello di accessibilità. E qui entra in gioco la teoria dei chunking. Nella psicologia cognitiva il termine chunk viene utilizzato per indicare un’unità di informazione, di conseguenza il chunking è il processo che permette di acquisire tale unità di informazione.

Un grave errore di molti “designer” di eLearning è quello di mostrare agli studenti troppe informazioni in una volta sola. Invece, è sempre meglio limitare la presentazione dei contenuti per evitare un sovraccarico cognitivo della memoria di lavoro e attivare le connessioni con le informazioni già presenti nella memoria a lungo termine. Attraverso il chunking è possibile raggiungere questo obiettivo: si presenta una grande quantità di contenuti in piccoli moduli per facilitare la lettura, l’elaborazione e la memorizzazione delle informazioni. Questa tecnica risulta efficace soprattutto in quei corsi in cui si affrontano concetti complessi. Continue Reading


Design pattern in Javascript: 4 modelli interessanti

Ogni sviluppatore si dovrebbe sforzare a scrivere codice mantenibile, leggibile, e riutilizzabile. Il codice acquista importanza in maniera direttamente proporzionale alle dimensioni dell’applicazione. L’uso dei design pattern si rivela cruciale per risolvere questo problema in quanto forniscono una struttura orgainzzata per i problemi più comuni nel contesto dei linguaggi di programmazione.

Durante le varie fasi di creazione di un’applicazione, gli sviluppatori interagiscono spesso con modelli di progettazione, anche in modo inconsapevole. Anche se esistono diversi modelli di progettazione, gli sviluppatori Javascript tendono ad utilizzare alcuni modelli abitualmente più di altri. Questi modelli sono i seguenti:

  • Module
  • Prototype
  • Observer
  • Singleton

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Micro-learning is everywhere!

E’ noto che i dipendenti aziendali utilizzano smartphone e tablet ogni giorno, dovunque, e quindi anche al lavoro… Alcuni datori di lavoro potrebbero giustamente chiedersi se questa dipendenza (recenti studi dimostrano che possono esserci più di 200 utilizzi al giorno) ostacoli la produttività. Ma quando diventa un ostacolo e quando invece potrebbe diventare una fonte di opportunità aziendale? Un’azienda lungimirante potrebbe pensare ad un meccanismo per raggiungere i propri dipendenti ovunque essi si trovino e distribuire a raffica brevi momenti di apprendimento in tempo reale.

Il micro-learning è una tendenza emergente nel settore della formazione on-line: consiste nella messa a punto di corsi brevi, piccoli pacchetti concentrati nel tempo, pensati per le esigenze just in time di chiunque voglia fruirne. In un contesto aziendale, il micro-learning, potrebbe consentire un miglioramento della formazione aziendale; e con l’uso dei device mobili, l’azienda sarà in grado di raggiungere i dipendenti proprio attraverso il dispositivo personale, che potranno fruire dei contenuti anche seduti comodamente nel divano di casa… Continue Reading


Il framework AngularJs in dettaglio

Nell’articolo precedente abbiamo dato una prima occhiata al framework AngularJs e alle sue potenzialità. Quello che abbiamo visto non è altro che la punta dell’iceberg: man mano andremo sempre più a fondo per scoprire le caratteristiche salienti.

Nel mondo reale un’applicazione è composta oltre che da codice HTML, seppur arricchito, anche da codice JavaScript. Quando si ha a che fare con Angular, bisogna seguire un percorso strutturato e modulare composto da componenti che hanno ciascuno una precisa funzione. Tali componenti sono i seguenti:

Componente Descrizione
View Rappresenta l’interfaccia grafica generata a partire da un template HTML elaborato da Angular.
Direttiva È un componente che estende l’HTML con tag ed attributi personalizzati; è l’unico componente autorizzato a manipolare il DOM via JavaScript
Controller È un oggetto JavaScript che espone dati e funzionalità ad una view.
Filtro È una funzione che formatta il valore di un’espressione per la visualizzazione su una view (es formattazione di una data o di un numero o la selezione di un sottoinsieme di elementi di un array).
Servizio È un oggetto che fornisce funzionalità indipendenti dall’interfaccia grafica, come ad esempio l’accesso al server via HTTP.

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Qual è la differenza tra ipv4 e ipv6?

Se si utilizza Internet o quasi qualsiasi rete di computer è probabile che, ad oggi, si sta utilizzando il protocollo IPv4. La pubblicazione ufficiale di IPv4 risale al 1981 a cura dell’Internet Engineering Task Force (IETF), quando ancora Internet era in uno stato embrionale. La sua progettazione tuttavia non prese in considerazione l’espansione mondiale del web e questo portò a una serie di problemi:

  • La scarsità di indirizzi IPv4: Gli indirizzi IPv4 utilizzano uno spazio di indirizzamento a 32 bit classificato in classi A, B, e C. Con 32 bit è possibile creare circa 4 miliardi di indirizzi IPv4, ma bisogna tener presente che non vengono usati tutti, perché alcuni sono riservati a un particolare utilizzo (ad esempio gli indirizzi 0.0.0.0, 127.0.0.1, 255.255.255.255, 192.0.34.166 e la classe 192.168.0.1/16). Nonostante il numero sembri esorbitante, gli indirizzi ip stanno per esaurirsi.
  • Problemi relativi alla sicurezza: nel 1981, le minacce alla sicurezza delle rete attuali non erano minimamente prevedibili. Per ovviare a questo problema, sono stati definiti protocolli IP completi per la sicurezza della rete (Internet Protocol Security o IPSec) e per la protezione dei dati tuttavia non sono protocolli built-in e molti di loro sono proprietari e commerciali.
  • Problemi relativi alla configurazione dell’indirizzo: i nuovi dispositivi utilizzano indirizzi IP (statici o dinamici), per cui si dovrebbe rendere la configurazione quanto più semplice possibile.
  • QoS: Quality of Service (QoS) è disponibile in IPv4 e si basa sugli 8 bit del campo Type of Service (TOS) e sull’identificazione del payload (i dati utili trasmessi). Tuttavia il campo ha funzionalità limitate e l’identificazione del payload non è possibile quando il pacchetto è crittografato. A causa di ciò anche la qualità del servizio è influenzato.

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Siti web che leggono le emozioni degli utenti?

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Ma come, direte voi? Semplicemente analizzando il comportamento del mouse, o meglio del puntatore sullo schermo.

Quando un utente inizia battere il mouse sulla scrivania con una certa “energia” è giusto presumere che sia infastidito, stressato o sta vivendo in qualche modo delle emozioni negative. I ricercatori della Brigham Young University, nello Utah, hanno scoperto che gli utenti usano il mouse diversamente a seconda del loro umore. La ricerca ha scoperto che gli utenti arrabbiati sono più propensi a utilizzare il mouse con una serie di scatti improvvisi. Gli utenti frustrati, confusi o tristi sono invece meno precisi nei loro movimenti e spostano il mouse a diverse velocità. Continue Reading


L’architettura REST

REpresentational State Transfer (REST) è un tipo di architettura software per i sistemi di ipertesto distribuiti come il World Wide Web. I termini “representational state transfer” e “REST” furono introdotti nel 2000 nella tesi di dottorato di Roy Fielding, uno dei principali autori delle specifiche dell’Hypertext Transfer Protocol (HTTP), termine ampiamente usato nella comunità di Internet. fonte Wikipedia

In parole povere, possiamo dire che REST è uno stile di architettura per la progettazione di applicazioni in rete. L’idea è che, invece di usare i meccanismi complessi dei Web Services come CORBA, RPC o SOAP per il collegamento tra host, viene utilizzato il protocollo HTTP per gestire richieste ed effettuare chiamate tra due punti. In effetti lo stesso World Wide Web, che si basa su HTTP, può essere visto come un’immensa architettura basata su REST. Continue Reading


S.O.L.I.D. ovvero i 5 principi della programmazione ad oggetti

Il termine SOLID  viene utilizzato per indicare i cinque principi di progettazione orientata agli oggetti (OOD) di Robert C. Martin, conosciuto al mondo come zio Bob. I principi SOLID sono intesi come linee guida per lo sviluppo di software estendibile e manutenibile, in particolare nel contesto di pratiche di sviluppo agili e fondate sull’identificazione di code smell e sul refactoring. La parola SOLID è un acronimo che serve a ricordare tali principi (Single responsibility, Open-closed, Liskov substitution, Interface segregation, Dependency inversion), e fu coniata da Michael Feathers.

  • S – Single-responsiblity principle
  • O – Open-closed principle
  • L – Liskov substitution principle
  • I – Interface segregation principle
  • D – Dependency Inversion Principle

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Gerarchia visiva delle informazioni

L’obiettivo del visual design è quello di comunicare. Come organizzare e dare la priorità gli elementi veicolando informazioni preziose sulla loro importanza relativa? La gerarchia visiva aiuta la comprensione, rafforza il messaggio, e guida il lettore attraverso i contenuti.

Una gerarchia è – brevemente – un’organizzazione di elementi in diversi livelli di importanza. Attraverso dei principi di progettazione di base si sottolineano quali elementi rispetto ad altri siano più importanti e si progettano i contenuti per fornire indicazioni visive per gli elementi che stanno sullo stesso livello della gerarchia. L’organizzazione della pagina quindi crea un certo senso di ordine. Continue Reading


Gutenberg Diagram, Z-Pattern, e F-Pattern

Comprendere come gli utenti leggono sul web è fondamentale per costruire dei layout efficaci e posizionare i contenuti in modo tale da attirare più facilmente l’attenzione del lettore. Spesso la “letteratura” del design raccomanda l’applicazione di modelli di layout che consentono di ottimizzare la posizione degli elementi nello spazio. I più comuni sono il diagramma di Gutenberg, il layout z-pattern, e il layout f-pattern. Ciascuno offre dei consigli utili su come e dove posizionare le informazioni importanti, anche se spesso questi modelli vengono fraintesi e usati senza pensare a ciò che realmente descrivono. Continue Reading


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